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Sono veramente numerose le tecniche tramite le quali si porta all’occhio destro e sinistro le due differenti immagini prodotte con le riprese stereoscopiche con aspetti positivi e negativi in funzione dei contesti d’uso.
Nella maggior numero di casi le due immagini si sovrappongono sullo stesso spazio dello schermo e risulta quindi necessario separare i due segnali prima che vengano percepiti dagli occhi dell’osservatore: a tal fine si utilizzano tecniche di differenziazione delle proprietà della luce (lunghezza d’onda percepita nel colore o polarizzazione differenziata) o tecniche a tempistiche differenziate per l’occhio destro e sinistro gestite da impianti di temporizzazione sincronizzati tra proiettore e occhialiocchiali

II sistema anaglifico risulta molto comoda per mostrare immagini stereoscopiche utilizzando le medesime tecniche di visualizzazione di una normale immagine ma è anche di qualità scadente e molto “stancante” (questo fu uno dei motivi per il quale la cinematografia degli anni 50 che proiettava con questo metodo, dopo un primo entusiasmo andò a spegnersi). La visualizzazione anaglifica si può usare in stampa offset e digitale, in proiezione con un unico proiettore o da un normale monitor di PC con una scheda grafica tradizionale. Questo perché i due segnali sono “fusi” in un’unica immagine o film e solo gli occhiali rappresentano lo strumento di discrimine utile alla suddivisione dei due canali specifici per l’occhio destro e sinistro.
La vera svolta nella riproduzione stereoscopica è iniziata quando si è iniziato a studiare e produrre metodi per la proiezione e percezione differenziale per i due occhi delle due immagini tramite metodologie che non apportassero modifiche cromatiche apprezzabili e mantenessero quindi una grande intensità e realismo.
Tutto questo è stato possibile usando filtri ed occhiali che utilizzano le proprietà della luce trasmessa (polarizzazione oppure solo i punti di picco della cromia e non l’intera gamma) e la “tempistica” della trasmissione dei flussi delle immagini confidando sulla persistenza dell’immagine sulla retina umana.

 

occhialiSulla scia dei grandi successi di alcuni brevi film stereoscopici proiettati da anni nei parchi a tema ed in scia alla sviluppo esponenziale della qualità del cinema digitale (sia in fase di proiezione che in fase di ripresa) si sono evolute sia le tecnologie di proiezione basato sulla cromia di picco (pervenendo al sistema Infitec - Dolby) sia le tecnologie basate sulla polarizzazione (RealD).
Un fatto che ha sicuramente agevolato molti reti di proiezione e cineproduttori a decidere il passaggio al sistema digitale è stata la nascita della coalizione DCI (Digital Cinema Initiatives della quale fanno parte Disney Group, Fox, MGM, Paramount, Sony-Pictures-enterntainment Universal, Warner Brothers) che hanno scelto JPEG2000 come standard per il cinema digitale 2D e 3D. Questa scelta (per una volta tanto una decisione univoca... ) ha posto termine a infinite diatribe e discussioni sulla qualità dei diversi codec e ha permesso la rapida nascita di server di proiezione (workstation di altissime prestazioni con player specifico) in grado di pilotare egregiamente i proiettori digitali ormai giunti a risoluzioni ridondanti rispetto a quanto necessario alle sale cinema.

doremiI server sono inizialmente nati per il normale cinema digitale 2D basandosi sul codec JPEG2000 riconosciuto da tutti come di altissima qualità in quanto privo di effetto mosaico (blocks) in playback e migliore di qualsiasi altro algoritmo di compressione; sono poi uscite nuove versioni hardware-software più performanti che hanno consentito la gestione di tutti gli standard di proiezione digitale stereoscopica basata sul JPEG2000: REAL D, XpanD, Sensio 3D, Dolby 3D, e dual-projectors 3D playback.

Il formato digitale utilizzato nelle proiezioni digitali 3D è il 2K (tradizionalmente fornito anche dalle macchine tele cinema che portano a digitale le pellicole 35 mm.) Un formato 2K che però presenta alcune sottovarianti rispetto ai previsti 2048 x 1080 progr. poiché a volte vengono prodotti files leggermente diversi per meglio “riempire” alla perfezione schermi gestiti dai proiettori digitali modificati spesso elaborati per finalità 3D.

sonyDa considerare anche che la proiezione stereoscopica enfatizza fortemente la percezione della “qualità” dell’immagine per motivazioni di natura principalmente psicologica e non di natura tecnica: intendiamo dire che la percezione di due immagini parallele ma diverse che pervengono al cervello (sempreché siano ben associate) lo “illudono” che si tratti di una visione reale e producono una reazione di enfatizzazione di quanto si sta osservando. Per valutare la verità di quanto affermiamo è sufficiente togliersi gli occhiali e vedere quanto sia più triste e misera la visualizzazione in 2D: ovviamente non intendiamo dire che questa tristezza sia dovuta dagli sdoppiamenti che si vedranno ma dovuta ad un’apparente minore saturazione, maggior percezione del rumore nei toni piatti di un cielo, ecc.

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